GESTIONE DEI RIFIUTI NELLE AZIENDE: QUALE NORMATIVA SEGUIRE?

Per rifiuto si intende qualcosa (oggetto o sostanza) di cui il detentore si disfi o abbia intenzione (o obbligo) di disfarsi.

Nella vita quotidiana sembra relativamente banale, in realtà nelle attività produttive/commerciali deve essere seguito un iter ben preciso, secondo quanto previsto dalla normativa vigente ovvero il D.Lgs. 152/2006 (conosciuto anche come Testo Unico Ambientale o TUA) e successive modificazioni.

I rifiuti vengono suddivisi in:

  • Rifiuti Urbani: prodotti dalle attività civili private e
  • Rifiuti Speciali: prodotti dalle realtà produttive e commerciali.

RIFIUTI SPECIALI: IDENTIFICAZIONE, CODICE EER E CARATTERIZZAZIONE

Il Detentore ha deciso che “qualcosa” non è più utile alla sua attività /processo, ne consegue che deve conferire quello che è ormai diventato un rifiuto. 

Per prima cosa lo deve identificare: l’identificazione avviene non in base a “da cosa è fatto questo rifiuto” ma “qual è il processo che ha generato il rifiuto”?

Questa parte è fondamentale, in quanto 2 rifiuti identici (stessa composizione, stesso stato fisico, ecc…) possono essere identificati con codici EER (Elenco Europeo Rifiuti) differenti.

Cos’è il codice EER?

È un codice identificativo contenuto in un catalogo (Elenco Europeo Rifiuti, per l’appunto) composto da tre coppie di cifre, generalmente trascritta in questo modo:  EER XX.YY.ZZ   , il cui significato è:

  • XX è la prima coppia, detta CLASSE, e identifica il settore di attività da cui proviene il rifiuto
  • YY è la seconda coppia, detta SOTTOCLASSE, e identifica il processo che ha generato il rifiuto
  • ZZ è la terza coppia, detta CATEGORIA, che indica il nome e quindi la descrizione del rifiuto

Una volta “battezzato” e identificato il rifiuto, è necessario cercare di caratterizzarlo per avere informazioni aggiuntive sulla sua natura.

PERICOLOSO O NON PERICOLOSO? L’ANALISI DEI RIFIUTI: OBBLIGO e OPPORTUNITA’

L’attribuzione corretta del codice EER al rifiuto (effettuata dal produttore/detentore) in certi casi assegna automaticamente la classificazione di “rifiuto pericoloso” o “rifiuto non pericoloso”: vi sono codici EER assoluti (in questo caso il rifiuto è definito pericoloso, a prescindere) e di solito vengono indicati con un asterisco (EER XX.YY.ZZ*), e codici EER a specchio, in cui la pericolosità /non pericolosità viene stabilita in base al superamento di determinati parametri nelle sostanze che lo compongono.

Ovviamente per conoscere i valori dei parametri è necessaria un’analisi chimico-fisica del rifiuto (analisi di caratterizzazione) da parte di un laboratorio accreditato, per cui in questo caso è di fatto obbligatoria. 

E per i rifiuti con codice EER assoluto? 

La pericolosità è attribuita a prescindere e quindi non sarebbe obbligatoria l’analisi, però la caratterizzazione analitica può rendersi necessaria per attribuire le corrette caratteristiche del pericolo (conosciute anche come “FRASI HP”, da Hazardous Properties).

Vi ricordano qualcosa? Probabile, in quanto sono correlate con le Indicazioni di Pericolo (FRASI H) riportate nelle Schede Dati di Sicurezza delle sostanze chimiche.

Del resto i rifiuti sono dannosi non solo per l’Ambiente, ma anche per la Salute delle persone.


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